Mobili antichi. Autentici o falsi!

 

MUSETTI RENATO,MUSETTI ANTONIO

Maturità tecnica di geometra, svolg attività d’impresa nell’azienda di famiglia

Consulenze tecniche per il settore legno: serramenti, pavimenti ed arredamenti in genere.
Assistenza come consulente tecnico di parte in procedure giudiziali ed extragiudiziali.
Valutazioni economiche e stime di danni.
Arbitrati
Iscritto al n° 55 dell’Albo professionale dei CTU del Tribunale Civile Penale di Massa Carrara

 

Indice:

• Come difendersi
• Cosa guardare
• Antico, falso o in stile?
Come difendersi
Riproduzioni, imitazioni, ricostruzioni, ecco i triboli ed i trabocchetti che rendono così difficile la via dell’antiquariato e del collezionismo per chi non è addentrato e si avventura senza un’adeguata preparazione.
In fondo il fascino dell’antiquariato nasce anche dalla continua ricerca e dalla curiosità di essere introdotti ai suoi misteri.
Ovviamente queste pagine non possono certamente cambiare le cose.

Ma possono essere la base per illuminare il profano ed aiutarlo ad essere più cosciente negli acquisti effettuati affidandosi esclusivamente al fiuto e soprattutto alle attribuzioni fatte dai venditori.

In special modo agli acquisti fatti in un modo goliardico nei mercatini d’antiquariato, di fine settimana o di fine mese, che si svolgono con tanta abbondanza nei paesi di tutta Italia.
Di ciò potrebbero parlare i tanti restauratori, che nei giorni dopo il mercato si vedono affidare, dai clienti, per il restauro cose senza senso, imitazioni di arredi o di oggettistica effettuati con molta fantasia e senza alcun riferimento all’epoca in cui dovrebbero appartenere.

Il consiglio è di andare per gli acquisti sempre dall’antiquario di fiducia, o di cercare di documentarsi o chiedere informazioni, solo così si potrà salvaguardare l’acquisto ed il denaro.
Il falso, ovviamente, esiste in commercio, ma non c’è motivo di ritenere che sia in aumento rispetto al passato, molto più spesso, invece sono i cosiddetti “antiquari improvvisati” che sono in aumento e questo crea scompiglio e mancanza di fiducia, da parte del collezionista e del potenziale cliente che si avvicina per la prima volta all’antiquariato.
Certo è che non è facile sostituire una lunga esperienza e il contatto quotidiano con gli oggetti antichi quando si deve valutare un arredo e la loro autenticità.
Ciò nonostante, approfondire la conoscenza in materia è sempre consigliata.

Come già detto, non è sufficiente leggere un buon libro o queste pagine per diventare esperti d’antiquariato e smascherare i falsi. Si possono però apprendere alcune regole che ci consentono di riconoscere i camuffamenti più grossolani e i restauri più evidenti.
Nella stragrande maggioranza i mobili antichi che si trovano in commercio hanno subito qualche restauro derivato dalla vetustà.
Esistono, anche se rari, quelli assolutamente integri provenienti da vari palazzi patrizi, ville, case di benestanti che hanno avuto un buon rapporto con la manutenzione.

Nel mobile italiano l’ossatura (struttura) portante, sotto la lastronatura o impiallacciatura, è generalmente in legno tenero (in prevalenza a secondo delle Regioni di provenienza, sono di pioppo, abete, olmo, ecc.).
Si deve tener presente che la lastronatura o l’impiallacciatura è generalmente (salvo mobili italiani con fattura straniera) in radica o noce venato, olivo, mogano, palissandro, acero, pero.

Spesso avviene che negli arredi del 1700 e del 1800, vengono a mancare (causa la vetustà o il degrado dovuto alla trascurata conservazione),parti o piccoli pezzi di impiallacciatura o della lastronatura che in origine sono di mm 2, e di mm 4 fino a cm 1.
La sostituzione di questi elementi porta spesso una discordanza di colore, patina o venatura tra loro.

La perfetta conservazione del legno si nota perché non evidenzia la sostituzione delle parti mancanti anche se può essere sinonimo di un restauro effettuato da un buon restauratore. Il restauro può essere stato fatto portando il legno a vergine oppure, nel caso di mobili con impiallacciature, sostituendo l’impiallacciatura, ripatinando, tinteggiando e lucidando con tampone a spirito (94°) e gomma lacca.
Per l’impiallacciatura bisogna tener presente che quella attuale è di spessore molto sottile (pochi decimi di millimetro), questo può essere un modo per riconoscere in un mobile il recente restauro.

Altri indizi di questi piccoli restauri sono la sostituzione dei fondi dei cassetti, delle guide che spesso vengono capovolte, dato il consumo derivato dal tempo, o sostituite.
Nel mobile massello il restauro è più evidente. Ovviamente anche qui si deve prestare attenzione alle differenze di tonalità sulla grana del legno, ai chiodi e alle sbavature di colla.

Oltre agli accorgimenti presi in precedenza, bisogna considerare che un mobile antico, se non è costruito con quattro assi dal contadino, presenta un’armonia di linee, un’eleganza di proporzioni, una scelta dei particolari che anche se primitivi o ingenui hanno un rapporto tra la forma e la funzione, che un falsario di oggi, se non è a sua volta un artista, non riesce a ripetere senza stonatura.

Ogni artigiano, ogni ebanista, ogni antiquario, ogni doratore, vive nel proprio tempo e ne viene assuefatto. Conoscere la storia, le ragioni, lo stile, l’arte in genere, l’evolversi del pensiero e delle arti figurative, significa possedere i requisiti per valutare la congruenza del mobile.

In altre parole la conoscenza è indispensabile per riconoscere gli eventuali elementi che il falsario ha inserito senza cognizione di causa.
Se non si ha neanche un piccolo bagaglio culturale sarà meglio rinunciare all’acquisto di arredi antichi e orientarsi all’acquisto di mobili moderni.

Un altro piccolo consiglio per chi vuole acquistare mobili antichi è di tener sempre presente che l’antiquario, il restauratore, anche un semplice ricercatore o il rigattiere di paese che passa tutta la vita in mezzo ad arredi antichi, a comprarli, venderli, a confrontarli, a scoprire le magagne, a modificarli, sa perfettamente quello che sta vendendo.

Credere di potergli insegnare qualcosa è pura presunzione o stupidità, credere che stia sbagliando il prezzo per difetto è pura ingenuità. Credere che non abbiano capito il mobile che sta vendendo è pura illusione.

Perciò, chi spera di poter acquistare un mobile di alta epoca (es. un cassettone del 1600 italiano, un comò veneziano del settecento) con poche migliaia di euro, è destinato ad essere ingannato.

Questo non significa che nel campo dell’antiquariato non si possono fare buoni affari, ma non affari miracolosi. Un buon affare è pagare il suo giusto prezzo, il suo giusto valore di antiquariato in rapporto all’epoca e all’originalità. Si consiglia sempre di richiedere la perizia con convalida del Tribunale. Inoltre, si consiglia di affidarsi ad un antiquario, scelto con lo stesso criterio con cui si va dal commercialista o dal medico, tenendo conto che se è un serio professionista ha tutto l’interesse ad aumentare la sua clientela. Mentre si sconsiglia di fidarsi dei privati, degli intermediari o di contesse che fingono di svendere i loro beni di famiglia.
Cosa guardare
La Grana del Legno
Uno degli indizi importanti è la grana del legno. Col passar dei secoli i pori si restringono sempre di più fino a raggiungere (a secondo dell’ambiente e delle condizioni climatiche) una compattezza ossea (nel caso di un ambiente asciutto e troppo areato).

Inoltre, per la categoria dei legni teneri (pioppo, abete, ontano, ecc.), che normalmente in passato erano usati come legni di struttura interna (salvo per mobili rustici o dipinti), per poi essere lastronati o impiallacciati con essenze di legni pregiati, accade che la perdita dell’umidità interna provoca la fragilità fino al limite della polverizzazione.

E il caso di aggiungere che il trattamento a cera vergine d’api o, spirito e gomma lacca degli arredi antichi, evidenzia una calda tonalità, derivata dal tempo, che difficilmente si ottiene con il legno non stagionato e tinteggiato per invecchiamento.

La Patina

Altra caratteristica del legno antico è la patina che non è lo strato superficiale di polvere, cere, residui carboniosi di lanterne o candele (che possiamo definire impurità), che nel corso del tempo ha formato sulle superfici più esposte una sorta di spessore scuro e facilmente asportabile, e ancor più facilmente imitabile con scopo fraudolento da un bravo artigiano.
La patina è, invece, l’invecchiamento progressivo della tonalità spaziale del colore naturale del legno: le varie tonalità di grigio e bruno rosato del noce, del rovere e dell’ebano rosa, il rosato maturo del mogano, l’aranciato rossastro del ciliegio e del faggio, il giallastro maturo del cedro del Libano, il colore paglierino dell’ontano e del pioppo, lo scurirsi delle venature magre dell’abete che mettono in risalto quelle grasse.

Attrezzature di lavoro per manufatti lignei

Un altra importante indicazione è la datazione del segno lasciato dagli strumenti usati per la lavorazione. Ad esempio la sega elettrica che segando il legno lascia una traccia più regolare e continua della sega a mano. Quest’ultima, infatti, anche se precisa, è irregolare e discontinua.
L’utilizzo del tipo di sega usata può essere evidenziato nelle parti nascoste del mobile come ad esempio nei fondi dei cassetti masselli, i fianchi interni di tutta la struttura del mobile, le sedie nella parte sottostante della seduta interna centinata, etc.

Analogamente l’utilizzo della pialla meccanica è possibile riscontrarlo vedendo il legno controluce. Infatti, è possibile notare La presenza di avvallamenti, derivati dal ferro lamellare, nelle parti interne del mobile e spesso anche in quelle esterne, se non è stato carteggiato a dovere il legno.
Le stesse considerazioni vanno fatte per il trapano elettrico.

Un’ulteriore considerazione è che l’artigiano di una volta avendo a disposizione maggior tempo realizzava un lavoro più rifinito, molto superiore a quello di oggi. Pertanto, mentre con i macchinari contemporanei si ottengono risultati più netti si ha l’impressione di un lavoro poco curato. Così si può vedere su un mobile di oggi un incastro a coda di rondine con imprecise combaciature mentre in antico si evince il contrario.

Chiodi e ferramenta per arredi rinascimentali

Passando ai materiali accessori un’indicazione può venire dal tipo di chiodi usati, per fodere, incastri, cassetti, strutture interne ed esterne, negli arredi dal 1500 al tardo 1600).
Non è vero, come alcuni credono, che una volta, per congiungere le diverse parti di un mobile, si adoperassero solo piolini di legno (si evidenziava questo tipo di lavorazione nel 1700 nelle Regioni d’Italia Centrale, nel Lombardo Veneto, Toscana e Francia del nord); i chiodi erano largamente usati nei tempi antichi soprattutto nel 1500-600, ma erano fatti a mano, uno diverso dall’altro, con la testa grossa e il gambo a sezione quadrata rastremata con finale a punta (piramide capovolta).
Antico, falso o in stile?
Il vero Falso
Quando per la costruzione di un mobile, in luogo del legno nuovo si usa legname vecchio, o addirittura antico, magari ricavato da arredi in demolizione, travi lignei di antiche soffittature, rivestimenti parietali, montanti di infissi, ecc.
Quando si utilizzano chiodi, serrature, chiavi, bronzi, ed altro materiale recuperato da demolizioni. Quando si adoperano colla a caldo animale, vernici per la lucidatura a spirito e gomma lacca, o cera vergine d’api secondo l’epoca, quando da vecchi armadi in disuso, si ricavano modificandoli splendide librerie, quando l’artigiano torna a lavorare con ferri manuali, pialla, sega,ecc. In questi casi anche se manca l’intenzione di ingannare il potenziale cliente, è evidente che non possiamo parlare di semplice imitazione, ma di vera contraffazione.

Dato che un mobile costruito con tutte le dovizie messe a disposizione dall’esperienza (come intarsi, intagli, code di rondine fatte a mano, cornici, vetri non regolari che vedendoli in controluce si evidenziano le imperfezione derivate dalla fusione del vetro, a causa delle diverse calorie e della fusione esistente in epoche passate) viene a costare assai più di alcuni mobili in “stile” è difficile che il fabbricante o uno dei successivi compratori, o rivenditori, notato l’abile esecuzione e lo stile del mobile, resista alla tentazione di dichiararlo antico per lucrarvi di più.

Ecco perciò che dalla semplice imitazione legata allo stile e alla moda, che ha un proprio mercato legittimo, si passa al falso d’arte.
Da qui la definizione di falso, usata fra gli antiquari, “è falso l’arredo che non appartiene alla datazione dell’epoca di cui rappresenta lo stile”. Definizione talvolta eccessiva poiché comprenderebbe anche i mobili di onesta imitazione, eseguiti con alta perizia artigiana, come i mobili prodotti dopo la parentesi della Seconda Repubblica(1848-51).

Mobile in Stile

Innanzi tutto occorre distinguere l’imitazione esplicita, dalla quale va escluso ogni intento ingannevole, dalla contraffazione in cui l’intento ingannevole può essere parzialmente o totalmente presente.
Non c’è dubbio infatti che i cosiddetti mobili “in stile” sono semplicemente ispirati all’antico e presentano tali caratteristiche di inautenticità che nessuno può confonderli con i modelli da cui derivano.

La natura del legno, le essenze pregiate degli intarsi, l’uso del compensato o del truciolato, per le parti non visibili, la perfezione degli incastri, la presenza di chiodi d’acciaio, e delle colle sintetiche,il tipo di tinteggiatura e lucidatura fatta con macchinari ed a spruzzo, denunciano chiaramente l’esecuzione industriale di questi mobili che vengono offerti sul mercato dai comuni mobilieri a prezzi di gran lunga inferiori agli equivalenti antichi.

Inoltre, si deve menzionare un’altra categoria di mobili, proposti in alcune vendite per televisione, importati dai paesi sottosviluppati e venduti come mobili antichi. In quest’ultimi le impiallacciature e gli intarsi sono interamente stampate.
Appartengono a questa categoria di mobili che intendono riproporre lo stile Quattrocento Fiorentino-Toscano in genere, come pure l’Umbro, il Laziale, il Veneziano, anche se non mancano imitazioni di altri epoche e zone diverse.

Ma se lo stesso tipo di mobile viene fatto da un abile artigiano rispettando le proporzioni, i legni, le impiallacciature o lastronature e l’eventuale modello per esempio allo scopo di completare un tavolo estensibile senza prolunghe, ricostruire un fianco di un cassettone, rifare una gamba ad una sedia, ricostruire con legni ricavati da armadi in demolizione una coppia di comodini, o un cassettone, solo un esperto saprà riconoscere a colpo d’occhio l’originale dall’imitazione. Talvolta anche gli esperti per riconoscere un imitazione devono soffermarsi su diversi particolari che considerati tutti insieme rivelano inequivocabilmente l’esecuzione recente.

Mobile ritardatario

“I mobili eseguiti in provincia per una sorta di prolungamento stilistico quando nelle capitali e negli ambienti eleganti la moda era già cambiata sono definiti mobili ritardatari, che non possono essere definiti non autentici, anche se il loro valore commerciale è inferiore a quello dei mobili di cui prolungano lo stile.

A Firenze, in Toscana, in Umbria, si continuavano a fabbricare in pieno Seicento mobili in tutto simili a quelli del Rinascimento(1500). Gli artigiani dell’Alto Veneto hanno seguitato ad ispirarsi allo stile Luigi XV, quando a Venezia era già passato di moda. Lo stile neoclassico, apparentemente semplice, adatto alla modesta borghesia e alla società dell’Italia ottocentesca, è stato ripetuto quasi senza varianti fino al primo 900.”

Per riconoscere un mobile ritardatario un’altro criterio possibile è quello estetico, poiché un mobile eseguito in provincia o in città che si accontenta di ripetere stili passati per una clientela borghese, non presenta quei caratteri di estro, invenzione, eleganza che distinguono le creazioni di artigiani alla moda. Generalmente un mobile ritardatario è pesante, goffo, meno curato negli intagli e negli intarsi meno ricco di decorazioni, nelle eventuali dorature, nei bronzi. Inoltre, trattandosi di esecuzioni stilistiche inferiori, è raro che l’artigiano abbia appreso perfettamente un modello, perciò lo stilizza senza rispettare l’equilibrio delle parti, magari esagerando.

Falsi Parziali

Nel commercio antiquario, capita spesso di sentir affermare che il mobile è originale ma gli è stata sostituita una parte. Questi casi vengono definiti “falsi parziali” ossia ci troviamo al limite tra la falsificazione ed il restauro.
Quando le singole parti provengono da elementi diversi, ed assemblati in un unico mobile si tratta di un mobile ricostruito che ha una sua quotazione, ma mai come quell’originale.

“La produzione ed il commercio di mobili ricostruiti con parti antiche, o ricomposti con diversi parti di mobili analoghi, ebbe inizio in Italia, ed il loro momento più felice si registrò in Umbria, Toscana intorno alla seconda metà dell’Ottocento.
In questo periodo ci fu una grossa richiesta di mobili italiani da parte di molti stranieri che, innamoratosi delle nostre stupende case arredate con gusto, vollero arredare le loro residenze con i nostri arredi rinascimentali. I più esperti chiedevano pezzi autentici, questo provocò un vero saccheggio dei nostri palazzi e conventi. Altri si accontentavano di mobili manomessi o ricostruiti, con parti più o meno antiche, nelle botteghe artigiane.

Ma prima di dire “falsari” agli antiquari dell’epoca, bisogna ricordare la mania del neogotico e del Rinascimentale che aveva provocato una moda nell’arredamento d’oltre Atlantico.
La richiesta incalzante provocò la ricostruzione totale o parziale degli arredi. Ma non solo gli stranieri privilegiavano questi arredi ma anche gli italiani nell’arredamento di ville. In questo periodo “troneggiavano” pezzi ricomposti o parzialmente ricostruiti, perfino nelle sale dei Musei.

Qualcosa di simile, anche se in misura inferiore, in direzione del mercato inglese, avvenne con mobili Veneziani del Settecento.
Forse la percentuale di autenticità è stata superiore, ma certo che non tutti i mobili spediti in Inghilterra nell’Ottocento, da una grande Ditta veneta, erano al di sopra di ogni sospetto.
Ne sanno qualcosa gli antiquari italiani che dopo la grande guerra comprarono nelle aste Londinesi i mobili che avevano lasciato Venezia nell’Ottocento, oltre a quelli originali ce n’erano parecchi largamente rimaneggiati, ricostruiti cent’anni prima.
La stessa cosa, è accaduta ad antiquari della Toscana negli anni ’70 che andarono in America ad acquistare i mobili fiorentini nelle aste.”

 

Lavorare il legno può essere, come si è detto, un’esperienza piacevole e divertente che, però, presuppone almeno una modesta conoscenza di questo materiale, per non commettere errori quando si decide di acquistarne un certo quantitativo per costruire qualcosa. Il miglior punto di partenza, per quanto riguarda l’acquisto, è quello di affidarsi a uno dei molti magazzini e supermercati del legno dove si trova una scelta vastissima sia del legname grezzo sia del legno semilavorato. Di fronte però a un assortimento così vasto è possibile rimanere disorientati se non si hanno già le idee abbastanza precise su cosa comperare.
Le varietà di legno sono moltissime, da quelle più tenere (come ad esempio il legno di balsa che, grazie alla sua leggerezza è particolarmente adatto per il modellismo perchè qualunque lama, anche la più sottile riesce a tagliarlo) al legno-ferro dell’America del sud, così duro da far concorrenza ai metalli. Ma tra il primo e il secondo c’è tutta una gamma vastissima che solo un esperto è in grado di riconoscere da alcune caratteristiche come la grana, la tessitura, la venatura, il peso, e così via. In questa sede non si vuole fare un trattato sul legno, ma semplicemente suggerire all’appassionato del fai da te quale tipo usare secondo che si voglia costruire uno scaffale, una recinzione, un mobiletto e altre cose del genere. E naturalmente aiutarlo a riconoscere il legno in base alle sue caratteristiche e al suo aspetto esteriore. Ecco qui di seguito quelli più usati per alcuni lavori di falegnameria.

Abete. Ne esistono diverse varietà: bianco (con venature rossastre) molto tenero ed elastico e con parecchi nodi. Si usa in genere per intelaiature. L’abete rosso, ha colore giallo chiaro e venatura diritta: è adatto per la costruzione di mobili di tipo rustico e si presta bene ad essere lucidato. Ha anche una caratteristica speciale: una particolare risonanza che ne fa il legno più indicato per gli strumenti musicali. L’abete Douglas, di colore rossiccio, con venatura compatta e senza nodi, è molto resistente e duraturo; per tale motivo è molto usato in edilizia, soprattutto per infissi e rivestimenti esterni (è ideale, ad esempio, per rivestire parte della facciata dello chalet di montagna). È adatto però anche per accessori di arredamento.

Acero. È un legno abbastanza duro il cui colore varia dal bianco-rossiccio al rosato al bianco-giallino. Si può lavorare agevolmente con tutti gli attrezzi (anche quelli di una modesta attrezzatura di fai da te). Può essere levigato e lucidato, assumendo un bellissimo aspetto setoso. Si mantiene bene all’asciutto, mentre l’umidità lo rovina. Adatto per mobili e impiallacciature.

Castagno. È un legno piuttosto leggero, non troppo duro, abbastanza resistente e facile da lavorare. È di colore bianco-giallastro o bruno con venature più scure. Si deteriora facilmente con gli sbalzi di temperatura, per cui è meglio usarlo per mobili o accessori che stiano dentro casa.

Cirmolo. È un legno chiaro, di tono rossiccío senza venature. È piuttosto tenero, si può lavorare e segare in tutte le direzioni. Molto adatto per mobili (anche di tipo rustico), accessori d’arredamento (scaffali), giocattoli e anche per rivestire pareti.

Faggio. È un legno giallo rossastro, con struttura molto regolare, fibra diritta e pori molto piccoli. Pur essendo piuttosto duro e compatto, si presta a tutti i tipi di lavorazione. Esiste anche un tipo di faggio evaporato (che si ottiene sottoponendo il legname a una vaporizzazione in speciali celle) che è ancora più resistente del faggio normale. Con questo legno si possono fare mobili di ogni tipo, pavimenti, rivestimenti di pareti.

Frassino. Altro legno di uso molto comune, di colore bianco-avorio con leggere venature e specchiature madreperlacee. È duro, compatto, resistente, molto flessibile ed elastico. È adatto per mobili, impiallacciature e anche per articoli sportivi (ad esempio sci).

Larice. Legno pregiato, di colore giallo-rossastro molto compatto e resistente. Adatto particolarmente per rivestimenti esterni (sopporta bene l’acqua), travature, pavimenti, recinzioni. I tipici mobili tirolesi sono realizzati in larice.

Mansonia. Legno duro, di colore variabile dal brunogrigio-giallastro al nerastro, adattissimo per costruire mobili, scanalature, porte. Poichè con il tempo tende a scolorire, si usa tingerlo con speciali soluzioni coloranti.

Mogano. Legno molto pregiato, dal colore rossastro che, se esposto all’aria, tende a diventare bruno con riflessi bellissimi. Ha grana fine, lucentezza serica; dopo la levigatura diventa brillantissimo. È inattaccabile dai tarli. Si lavora con molta facilità e viene usato per mobili e rivestimenti.

Noce. Ha colore bruno, più o meno carico, con venature di colore più scuro, diritte o ondulate. Si lavora con facilità, anche se è piuttosto duro. È resistente e particolarmente elastico; indicatissimo per mobili di vario genere.

Rovere. Fa parte della grande famiglia delle querce, è abbastanza duro e resistente, facile da lavorare. È di colore bruno chiaro, con fibre diritte e regolari, pochi nodi. È molto adatto per rivestimenti (per esempio pareti) e mobili di vario tipo.

Fin qui sono stati elencati i legni da utilizzare per costruire da soli accessori di arredamento. Naturalmente ne esistono moltissimi altri, come il teak, il palissando, il pino, la quercia, l’ontano e così via, ai quali non è stato fatto accenno perchè si tratta di legni impiegati quasi esclusivamente nell’industria e quindi non adatti a una lavorazione artigianale e casalinga. Non bisogna inoltre dimenticare che, nel campo della falegnameria, oggi vengono molto usati i pannelli di compensato che sono leggeri, indeformabili e, a parità di spessore, anche più resistenti del legno massiccio.

 

I mobili antichi sono, tra virgolette, vivi e come tali risentono di tutti i fattori climatici e ambientali che potrebbero danneggiare la salute di un essere vivente.
Il consiglio su come mantenere in salute i proprio mobile è averne cura con l’attenzione che avete per la vostra persona.

Spesso questa presenza viva si manifesta con degli scricchiolii provenienti dai vostri pezzi d’arredamento.
Nulla di strano, il legno subisce dilatazioni e restringimenti e occorre solo seguire semplici consigli per evitare danni alla struttura del mobile.

  • A primavera e a fine estate spolverare con cura il vostro mobile e lucidarlo con della cera di qualità.
  • Non utilizzate prodotti spray e cere contenenti siliconi.
  • Attenzione alle bevande alcoliche versate sulla superficie del mobile. Corrodono la gommalacca producendo notevoli danni.
  • Sotto vasi e  piante mettete sotto vaso e accertatevi che non passi umidità.
  • In primavera controllare che non vi siano fori di tarlo nuovi e nel caso intervenire immediatamente o chiamateci con fiducia.
  • In inverno  tenere la temperatura in casa sotto i 18/20 gradi  e utilizzate i classici umidificatori sui termosifoni.
  • Evitare nella stagione estiva il sole diretto.
  • Evitare correnti d’aria soprattutto nelle giornate ventose e secche.
  • Anche per danni accidentali sul mobile come righe, ammaccature o macchie della lucidatura rivolgersi a persone qualificate. Per un restauratore rimediare a questi piccoli danni è un lavoro molto semplice e veloce.
  • Anche una sedia che dondola è meglio affidarla ad un artigiano. Il chiodo “fai da te”  provoca sempre più danni di quello iniziale

A causa della loro età, inevitabilmente, gli oggetti antichi si caratterizzano per la loro fragilità. A questo si uniscono gli effetti ambientali come i raggi del sole o la permanenza in un ambiente non idoneo per umidità o per temperatura dell’aria.
Oltre a questi fattori si può incorrere in una manipolazione non attenta o in un imprevisto. In seguito, una considerazione dei danni subiti da un’opera può essere fondamentale nella sua valutazione.

Eventualmente il supporto di una PERIZIAo di un EXPERTISEpossono indicare il particolare significato del manufatto e, quindi, ribadire l’importanza del danno.

La redazione di un elaborato, il cui scopo è quello di descrivere e quantificare il danno che un oggetto ha subìto, può essere utile ai fini di una controversia o per delineare un intervento di restauro.